DISCOGRAFIA  E   LIBRI

A cura di Luciano Cassulo


Bisogna ricordare il contesto in cui sono nati musicalmente i Pink Floyd, e cioè quello che venne in seguito denominato il movimento psychedelico, per questo motivo ho pensato di scrivere "due righe" su questo fenomeno sociale.

Il movimento psichedelico

Verso la metà del 1960, in America, molti giovani dai capelli lunghi stavano fuoriuscendo in massa dalla società dei regolari, perché disgustati dalla guerra del Vietnam e dalla condizione sociale nazionale. In questa rivoluzione venne introdotto anche l' uso degli stupefacenti che andava dalla marijuana fino al famoso LSD, inventato nel 1938 dal dottor A. Hoffman.
Questo uso di droghe era stato concepito come chiave per espandere la coscienza, e non come scorciatoia per l' oblio, e i cosiddetti "hippies" o "figli dei fiori" si radunavano in oasi come il distretto di Haight-Ashbury di San Francisco. In questa comunità alternativa trovarono voce in gruppi musicali fieramente anticommerciali come i Grateful Dead, i Jefferson Airplane e i Moby Grape, i quali si esibivano con l' apporto di un set di "luci psichedeliche". Questa nuova rivoluzione giovanile americana trovò anche profonda risonanza nelle avanguardie letterarie, artistiche e musicali.
Non passò molto tempo dalla nascita di questo movimento giovanile che ben presto approdò anche a Londra.
Nel 1966 nella capitale inglese fu un anno di grandi aperture e, dopo due grigi decenni di austerità postbellico, l' economia era in piena espansione. Al governo si era insediato un personale politico molto progressista, e l' idealismo e l' ottimismo erano dovunque diffusi. Grazie a questa situazione, Londra divenne il centro della trasgressione giovanile.
In quegli anni era in voga lo "Swingin London" (la ritmica Londra) dove i giovani si vestivano con abiti colorati di Mary Quant e Biba, comperavano mantelli e cappe rinascimentali ed osservavano il cielo da dietro occhiali con lenti di colore viola o azzurro. Gli aderenti a questo movimento, i quali si erano appena scossi dalle pulsazioni del "beat" (nato nelle cantine di Liverpool e Chelsea), formavano un fiume fosforescente che scorreva all' interno del centralissimo quartiere di Soho, e Carnaby Street divenne la via più rappresentativa.
Nell' estate del 1965 vennero invitati, all' International Poetry Festival che si svolse presso la Royal Albert Hall, poeti e scrittori americani del calibro di Ginsberg, Ferlinghetti, Corso, Viva e Malanga i quali portarono dagli USA i segnali di un nuovo stile di vita.
"Espandere l' area della coscienza" era il messaggio che era emerso da questa manifestazione, e con esso vennero introdotti nuovi ideali come il misticismo orientale, il sesso libero e il rifiuto del sistema, naturalmente con l' uso di LSD e marijuana. La scena dell' "Underground" (nome del neonato movimento inglese), preparava la sua alternativa al potere tradizionale e cercava luoghi di aggregazione, spostandosi verso i margini della città.
Tra i primi ad importare dagli USA a Londra questa nuova tendenza fu M. Hollingshead, del "Millbrook Centre" di Timothy Leary, il quale aveva diffuso le voci di questi "happening" (avvenimenti) che si svolgevano in California, dove si suonava per lunghe nottate in pieno stile lisergico.
A Londra, nel 1966 iniziò la lunga stagione psychedelica, S. Stollman, newyorkese e fratello del gestore della "ESP" (etichetta discografica del nuovo jazz), fu il promotore del movimento inglese. Stollman coordinò ogni domenica pomeriggio gli "happenings" al Marquee Club, situato al numero 19 di Wardour Street, dove agli inizi degli anni '60 si erano esibiti anche i Rolling Stones e gli Yardbirds.
Il 13 marzo del 1966 lo scrittore J. Byrne e il poeta S. Hawkins organizzarono una stranissima performance sui testi di P. Brown, un santone della Londra radicale che divenne poi celebre per aver firmato i brani più famosi dei Cream, e in seguito leader dei Piblokto.
Durante questa performance salì sul palco anche il cantante Donovan, che in piena ubriacatura di stupefacenti, si esibì accompagnato da sei sitar e una sezione ritmica di congas e tablas. Dopo di lui si esibì la Scratch Orchestra, dove i cinque componenti si esibirono vestiti da gelatai, e improvvisarono uno "stage" musicale concentrato nel manovrare una radio a transistor, violoncelli, saxofoni e altri strumenti registrati su nastro. Durante questo singolare concerto venne proiettato anche un film pornografico, ma fu completamente ignorato dai presenti perché erano tutti impegnati nel seguire le pulsazioni elettriche che la band emanava.
Parteciparono anche gli African Drummers, che sommersero il locale con la loro furia percussionistica, mentre una ragazza eseguiva ad un pianoforte, alternando la musica con lunghe boccate di marijuana, il preludio e fuga di Bach.
A notte fonda arrivarono i Pink Floyd, uno sconosciuto gruppo il cui nome non appariva nel programma. In una sala avvolta nel profumo di incenso e cannabis, i quattro musicisti eseguirono due brani di Chuck Berry, nei quali mostrarono, con lo strano uso degli strumenti, la loro grande voglia di libertà espressiva.
Quello che fuoriusciva dai loro amplificatori era un qualcosa di ben diverso che si era abituati ad ascoltare in quegli anni a Londra. Quando il gruppo uscì dal Marquee Club, diventò il gruppo di spicco del movimento "underground", e fece da colonna sonora agli umori di una generazione in cerca di libertà in una Londra "sotterranea" (underground) molto diversa da quella appartenuta alla "swingin London" celebrata negli opuscoli turistici.

Le  pagine riguardanti la discografia sono state scritte con un giudizio basato sul letterale consumo nell' ascoltare i loro LP dal lontano 1973, data d' acquisto del mio primo disco. Nell' esprimere il mio modesto pensiero ho cercato, e spero di esserci riuscito, di non farmi intaccare dalla mia grande passione che mi ha portato ad essere un modesto collezionista e un loro "vecchio"  fan.

Per avere le idee più chiare sui vari titoli, qualche volta mi sono appoggiato a testi o articoli di altri autori, perciò se leggendo noterete giudizi o nozioni che "suonano" di già detto, perdonatemi, l' ho fatto solamente perché il mio pensiero concordava con gli autori consultati.
Tutte le recensioni sono state scritte mettendomi nei panni di chi si avvicina per la prima volta al mondo musicale dei Pink Floyd, e spero di essere riuscito in questo mio intento e che il lavoro da me svolto non risulti solamente per i famosi "addetti ai lavori", perciò non troverete traccia di edizioni particolari, vinili colorati o altri dati inerenti il mondo collezionistico.
Sicuramente alla fine della lettura delle varie recensioni moltissimi di voi non troveranno nulla di nuovo, ma una cosa vi posso garantire: ogni articolo è stato scritto prima con il cuore poi con la mano.

 

The Piper at The Gates Of Dawn

Questo è il primo lavoro discografico dei Pink Floyd che fu pubblicato il 5 agosto 1967. L' lp si può definire, a buon diritto, figlio di Syd Barrett, partendo dalla sua atmosfera e arrivando alla sua assoluta fusione di psychedelia, sensibilità pop e fanciullesca innocenza. Il titolo del disco venne preso dal settimo capitolo del libro per bambini intitolato "The Wind In The Willows" di K. Grahame, testo preferito da Barrett sin da fanciullo, che lo colpì completamente nella sua sensibilità e fantasia.
Questo lavoro, non è solo da considerarsi il manifesto della corrente psychedelica inglese, ma è anche un album di canzoni che riflettono una profonda attenzione per il misticismo (vedi Chapter 24 "capitolo 24", ispirato all' "I Ching - Il Libro Dei Mutamenti"), la natura (vedi The Scarecrow "lo spaventapasseri") e il posto occupato dall' uomo nell' universo (vedi Astronomy Domine "o dominus astronomico"). L' inconsapevole concept album gnostico, fu scritto interamente da Barrett, in pochissimo tempo, in uno degli ultimi periodi di lucidità mentale, anche se ormai l' uso di LSD era divenuta una pratica quasi giornaliera che, poco tempo dopo gli costò l' allontanamento dal suo gruppo, come lui lo definiva. Tra i solchi dell' intero album è nascosta una curiosa e delicata bellezza, intrisa dal cupo spirito di Barrett, uno spirito che in pochi, neanche Wright, Mason e Waters, compresero appieno. L' lp fu accolto piuttosto bene dal pubblico, la dimostrazione è la sesta posizione nelle classifiche del Regno Unito. Tutt' oggi nell' riascoltare "The Piper At The Gates Of Dawn" salta subito all' orecchio la sua eterna giovinezza, sia nei suoni (anche se possono risultare rozzi e primitivi), che nei suoi testi, perfetti dipinti lirici disegnati con svariati colori, che solo Barrett riusciva a mescolare sapientemente.
Sono pienamente convinto che quando Barrett scrisse questo capolavoro, aveva già indossato i panni del "pifferaio alle porte dell' alba" (traduzione del titolo dell' lp), e si avviava a vivere in un mondo tutto suo, parallelo al nostro, abitato solamente da gnomi e bambini. 

 

A Saucerful Of Secrets
Se "The Piper At The Gates Of Dawn" è considerato il figlio di Syd Barrett, questo lavoro, pubblicato il 29 giugno 1968 è da catalogare come un lavoro composto dall' intero gruppo, anche se lo si può definire una raccolta di "scampoli" avanzati dagli inizi dei Pink Floyd. Allontanato Barrett, da parte del resto del gruppo per i suoi gravi problemi psicologici creati dall' uso sfrenato di LSD, fu sostituito da David Gilmour, suo amico d' infanzia di Cambridge, che dette al gruppo un nuovo punto focale musicale e un' imponente spinta in avanti proprio in un momento che i Floyd avevano deciso di sciogliere la formazione per la perdita del loro fondatore e poeta. "A Saucerful" è un disco di transizione i cui brani rispecchiano l' allontanamento da parte della band dalla psychedelia "free-form" in direzione di materiale orientato verso gusti adulti che avrebbero definito gli anni successivi della loro carriera. Con brani del calibro di "Careful With That Axe, Eugene"; "Set The Controls For The Heart The Sun" e "A Saucerful Of Secrets", eseguiti nei loro live tours sino al 1973, i quattro musicisti scoprono il fascino di una spazialità elettrica completamente nuova e l' invenzione di una dimensione assolutamente inedita che solo l' amplificazione elettrica permette di sfruttare. Sono passati trent' anni da quando Les Paul armeggiava intorno alla prima chitarra elettrica e solo ora i Pink Floyd riescono ad essere perfettamente coscienti delle possibilità che il mezzo offre. Più di una scoperta dell' elettronica, che inizia a frusciare in questi primi dischi della band, la loro è la conquista dell' elettricità che permea in "A Saucerful Of Secretes".
Bisogna anche ricordare che in questo supporto è incisa l' ultima canzone composta da Barrett per i Floyd ed intitolata "Jugband Blues", la quale è da considerarsi il testamento musicale, per il contenuto premonitore del testo, del fondatore e capo carismatico del gruppo, assenza che sarà più volte affermata nei loro dischi successivi.
Concluderei questo commento citando le prime due strofe scritte da Barrett per il suo testamento musicale: "E' tremendamente cortese da parte vostra pensarmi qui e vi sono assai obbligato per aver chiarito che non ci sono...".

 


 
More

Dopo la perdita di Barrett, e la conquista della nona posizione nelle classifiche inglesi di "A Saucerful Of Secrets", i Pink Floyd erano impegnati in una faticosa ricerca di una direzione musicale, erano ansiosi di esplorare qualunque strada fosse potenzialmente in grado di fornire loro un impulso di cambiamento. Consapevoli di questo strano stato di rock band, accettarono volentieri l' offerta fatta loro dal regista Barbet Schroeder di incidere la colonna sonora del suo film-hippie, intitolato "More".
L' lp fu pubblicato nel luglio 1969 e vanta un curioso primato: è il disco che in termini temporali, ha impegnato di meno la band, una settimana circa per realizzarlo, e per questo motivo fu giudicato, dagli stessi Floyd, pieno di difetti. La velocità di realizzazione è stata, come era successo per il disco precedente, dal ripescaggio di materiale risalente ai primissimi Pink, Barrett compreso, che eseguivano ancor prima di esordire. Questo flash back, se da un lato non stuzzica troppo la fantasia, dall' altra parte inietta una dose di salutare semplicità, e di una ulteriore purezza sonora. Se prestiamo attenzione a questa semplicità sembra volutamente disarmante, quasi uno schema sonoro. "More" lo si può considerare una prova generale delle loro capacità di poter trarre da pochi e precisi suoni, sensazioni e ansie, quelle stesse che i dischi a venire susciteranno con maggiore efficacia. Da un punto di vista lirico, l' lp si rivelò un' importante passo in avanti verso un nuovo sound per gli anni '70. "More" fornì, come era successo per il disco precedente, due brani che divennero veri e propri cavalli di battaglia nei loro concerti: "Green Is The Colour" e "Cymbaline", che eseguirono nei tre anni a seguire. Grazie a questo disco, la fama del gruppo si apre dall' Inghilterra al resto del vecchio continente.
 


 
Ummagumma

Questo doppio lp è costituito per metà da registrazioni dal vivo, eseguite in Inghilterra, dalla band al completo e per metà da esperimenti in studio di ognuno dei singoli componenti, e venne concepito dal gruppo allo scopo di chiudere una fase della carriera ed aprirne un' altra. "Ummagumma", parola che nello "slang" scolastico di Cambridge è sinonimo di "scopare" fu scelta perché suonava bene da cantare in coro, fu pubblicato il 25 ottobre 1969 e occupò il 5° posto nella classifica in UK e la 74° posizione negli USA, e fu il loro primo lp ad entrare in classifica in questo paese. Da "Ummagumma" saltano fuori due immagini, una compatta, aggressive incisiva per il primo disco, ed una rarefatta, ermetica, aerea spesso permeata dall' intelligente abilità strumentale dei singoli componenti, nel secondo. Non c'è voglia di strafare, ma il risultato è una pietra miliare che è utile, non solo per capire il periodo più avventuroso, ma anche per affermare l' intera evoluzione di una musica e dei suoi musicisti in bilico tra una soluzione più immediata, sanguigna e forse più vera, e uno studio complesso e affascinante che si allontana in maniera pericolosa dai motivi e dalle radici di quella musica stessa. L' lp è un manifesto, un perno in cui si incastrano i Pink Floyd di ieri e quelli di domani, anche se conserva, soprattutto nella parte in studio, un' unicità quasi assoluta rispetto al resto della produzione dei quattro. Oltre ai brani che provengono dal primo e secondo lp, eseguiti superbamente in versione "live", il secondo supporto racchiude due vere perle musicali: "Grantchester Meadows" (scritta e eseguita da Waters); "The Narrow Way" (composta ed eseguita da Gilmour).
Tecnicamente "Ummagumma" presenta i motivi ispiratori della futura musica floydiana: Waters che ormai è il cervello della band, e Gilmour che strumentalmente parlando è il fiore all' occhiello. Waters la mente, e Gilmour il tocco, insomma, anche se questa condizione porterà a futuri litigi tra i due.


 
Atom Heart Mother

Questo album lo si può presentare senza un concetto di base, e senza un punto focale ben localizzato. Per certi versi lo si può considerare una raccolta di varie idee sparse in cerca di una direzione, con un lavoro di una certa coesione. L' lp riuscì a stabilire la nuova immagine della band per gli anni '70. Per la sua realizzazione i Pink Floyd lavorarono cinque mesi in sala di registrazione, prima che il 10 ottobre 1970 "Atom Heart Mother" iniziò la scalata delle classifiche di mezzo mondo, prima posizione in UK e cinquatacinquesima negli USA. Per la registrazione del brano "Atom Heart Mother" furono impegnati, oltre al gruppo, un centinaio di persone tra orchestrali e coristi, ma i problemi più grossi sorsero nella fase degli arrangiamenti, che erano stati affidati a Wright. In aiuto del tastierista fu convocato il compositore sperimentale scozzese Ron Geesin (che aveva già collaborato con Waters nell' lp "The Body"), al quale per l' originalità negli arrangiamenti, si può attribuire la paternità dell' immane lavoro. Il risultato fu la prima opera rock assimilabile nelle forme ad altri stili musicali dei più blasonati, questo grazie all' abilità di Wright nel muovere masse sonore dandone una precisa costruzione musicale. Con gli interventi elettrici, gli spazi orchestrali e le radure corali, perfetti come pezzi di un puzzle, permettono lo svolgimento di una dinamica interiore assai suadente e ben più trascinante di quanto il ritmo e la mollezza apparente della suite lasci trasparire.
L' immagine totale dell' opera riappare precisa e improvvisa, con molta sostanza sonora, verso la fine della seconda facciata dove, dopo una serie di brani limitati ma non meno efficaci (da segnalare "If"), si va ad ascoltare "Alan's Psychedelic Breakfast", un viaggio musicale tra il friggere delle uova e il tintinnare delle tazzine all' ora di colazione (registrate a casa di Alan Stiles, fidato "roadie" del gruppo). Una piccola curiosità, la mucca fotografata sulla cover dell' lp si chiama "Lulubelle III", una frisone con tanto di pedigree. Anche nell' opera più grandiosa dei Pink Floyd, con simili episodi, un pochino di umorismo non guasta.
 


 
Meddle
Nella discografia dei Pink Floyd, "Meddle" occupa un posto particolare: non ha le capacità di osare di "Ummagumma" e l' arroganza di "Atom Heart Mother" ma, nella storia della band, questo lp ha il ruolo fondamentale di disco-cerniera. La sua realizzazione permise a Waters e company di uscire da una crisi economica che li opprimeva dalla fine dell' incisione di "Atom Heart Mother", crisi che fu dovuta al proporre, durante i loro concerti, l' lp precedente con l' onerosa organizzazione orchestrale come richiedeva la suite. "Meddle" segna l' inizio di un periodo che si rivelò il più produttivo creativamente e innovativo nel sound del gruppo. L' lp venne pubblicato il 13 novembre 1971 e occupò la terza posizione nella classifica in UK e la settantesima negli USA. La sua realizzazione fu, anch' essa, lunga e laboriosa (circa sette mesi di studio di registrazione) ma, a mio avviso, più istintiva di quella del disco precedente e segnò la fine dell' incubo creativo che li avvolgeva. Questa fine è, tutto sommato sorprendente, non ruba nulla alla fantasia di "Atom Heart Mother" ma, anzi, sviluppa, attraverso elementi più semplici e apprezzabili, un discorso di egual portata costruttiva. In "Meddle" ci sono ampi spazi strumentali, al limite del solismo: non dimentichiamoci che nel '71 il solismo impazza. Nel primo lato del disco spicca il brano "One Of These Days" per il suo sound molto graffiante, che fu dedicato da Waters al DJ Jimmy Young della BBC Radio Due. Le altre canzoni sono semplici episodi non molto impegnativi. La seconda facciata è impegnata dalla lunga suite "Echoes", che è zeppa, e non nasconde nelle sue pieghe, idee che verranno poi amplificate nei dischi a venire. Di questo brano voglio segnalare la versione tratta dal film "Pink Floyd At Pompeii", che fu divisa in due parti, ma il risultato finale, a mio parere, è più sognante e spirituale. Il titolo dell' album è da considerarsi un gioco di parole tra "medaglia" (che forse si diede il gruppo alla fine del lavoro) e "impicciarsi degli affari altrui". La scelta di "Meddle" fu più semplice: al gruppo piaceva particolarmente il suono della parola.

 

Obscured By Clouds

Anche se molto spesso passa inosservato agli occhi di molti estimatori dei Pink Floyd, "Obscured By Clouds", rappresenta il secondo progetto di una colonna sonora di una certa importanza realizzata dalla band. Il film, intitolato "La Vallée", fu realizzato dal maturo e ossessionato regista Barbet Schroeder, che già firmò la regia del film "More", il quale lo vide impegnato in questa nuova pellicola girata nella Nuova Guinea e dedicata all' emergente cultura hippie, con le sue aspirazioni nella ricerca della spiritualità condita con l' uso della droga. La band ebbe da dire con il regista per la sua supervisione musicale in "More", che non fu apprezzata perché tagliò e sfumò i brani in varie scene del film. Per questa nuova colonna sonora, i rapporti tra il gruppo e il regista erano particolarmente diversi: i Pink Floyd erano più maturi e fiduciosi nei propri mezzi, e in grado di dettare le regole in modo e in misura molto maggiore della volta precedente, questo grazie alle esperienze e alla popolarità raggiunta con la pubblicazione di "Atom Heart Mother" e di "Meddle", che li fortificarono caratterialmente e musicalmente. L' album fu pubblicato il 3 giugno 1972, periodo interessante nell' evoluzione della band perché iniziava a "bollire in pentola" il progetto dell' lp più famoso: "The Dark Side Of The Moon", e occupò la quarantaseiesima posizione nella classifica americana, mentre fu prudentemente ignorato in Gran Bretagna. "Obscured By Clouds" è un tipico episodio incolore, la classica forzatura. L' lp riassume un assortimento di episodi musicali grigi, limitati e venati dal dubbio e dalla svogliatezza di chi opera su commissione. Difatti, nei circa tre mesi che servirono per la sua realizzazione, i Floyd ne approffitarono per trascorrere una specie di vacanza in studio di registrazione, dove liberarono la loro fantasia e si lasciarono andare divertendosi con la nuova tecnologia messa a loro disposizione per incidere il disco. "Obscured By Clouds" contiene un' insolita immagine musicale floydiana, con alcuni brani che sono pericolosamente orientati verso la direzione del glam-rock, che in quel periodo era in auge in Inghilterra.
 


 

The Dark Side Of The Moon

- NON UN DISCO, MA IL DISCO -
"Tum tum...tum tum...I've been mad for fucking years" (sono stato pazzo per molti anni)...
All' inizio era il buio, poi irruppe l' immagine di un prisma ottico che rinfrange i colori dell' iride, un battito cardiaco ci introduce nella follia umana messa in musica nel 1973 dai Pink Floyd. "The Dark Side Of The Moon" è il disco che è entrato nel Guinness dei primati per la sua lunga permanenza nella classifica americana della Billboard, oltre 14 anni, 741 settimane di cui 591 consecutive. Nel 1988 la Billboard sancì l' uscita "amichevole" del disco perché aveva più di 10 anni di storia alle spalle.   I Pink Floyd eseguivano in tour l' intero lavoro già nel 1972, ma il 24 marzo 1973 fu pubblicato ufficialmente dalla EMI. L' ultima esecuzione live risale al tour del 1994, la registrazione è contenuta nel doppio cd "Pulse". Ed è la prima volta che l' opera completa è stata pubblicata dalla casa discografica in versione live, prima del '94 per ascoltare "Dark Side" dal vivo bisognava ricorrere ai famosi "bootlegs". L' lp era stato concepito per descrivere il lato oscuro della mente umana e i confini della follia. Per avere diverse opinioni sull' argomento il gruppo distribuì un questionario tra gli addetti e non degli studi Abbey Road di Londra, registrandone le risposte. Fu anche intervistato Paul Mc Cartney, ma le sue risposte furono scartate dai Floyd. Le più "folli" furono rilasciate da un tecnico della band e dal portiere degli studi di registrazione, fan del gruppo. Le loro affermazioni si possono ascoltare all' inizio e alla fine del disco, e riportate in testa e in coda a quest' articolo. "Money" è la canzone più famosa dei Pink Floyd, scritta da Roger Waters, è stata eseguita dal vivo più di 700 volte dal 1973. In un altro brano si può ascoltare la voce di un' eroina non celebrata, perché non ottenne molta fama per la sua prestazione vocale e il suo ingaggio monetario fu davvero irrisorio. "The Great Gig In The Sky" si può ascoltare la splendida e possente voce di Clare Torry, unica e indiscussa protagonista del brano. Ma, in tutto questo, non poteva mancare un ricordo al genio di Syd Barrett, primo chitarrista e leader carismatico dei Floyd, sostituito nel' 68 da David Gilmour. In "Brain Damage" è chiara l'allusione per l' assenza del fondatore del gruppo. Questa ambiziosa opera rock, lo anche dal punto di vista tecnico per le varie manipolazioni e la marea di effetti sonori che furono messi in atto negli studi della EMI durante le pause di registrazione fatte dal gruppo. Alan Parson fu il tecnico del suono che realizzò il tappeto di effetti. Parson, che aveva già lavorato con la band per l' incisione di "Atom Heart Mother" nel 1970, usò ogni tipo di fonte sonora: battiti cardiaci a siglare l' inizio e la fine del disco, mille orologi che suonavano all' unisono all' inizio di "Time", registratori di cassa che scandivano il tempo in "Money". Ma molti altri effetti sonori sono racchiusi tra i solchi del disco, ne cito uno per tutti, il rumore affannoso dei passi di Peter James, assistente tecnico di Parson, alla fine di "On The Run". La veste grafica dell' lp fu scelta personalmente dai Floyd su sette progetti proposti da Storm Thorgerson, che da sempre ha curato le copertine degli album. Su "Dark Side" è stato detto e scritto tutto, ha fatto, e fa, sognare intere generazioni, ma la cosa più incredibile è che, dall' avvento del cd, vengono vendute circa 500 copie a settimana. "Tum Tum...Tum Tum...There Is No Dark Side Of The Moon, Really Mater Fact, It' All Dark" (non c'è un lato oscuro della luna, in realtà, perché di fatto è tutto scuro)...Tum Tum...Tum Tum... Nel Mese di marzo del 2003 per celebrare il 30° anniversario della pubblicazione, venne messo in commercio un super audio CD completamente rinnovato nella veste grafica. Poco tempo dopo fu pubblicato anche la versione in vinile con l' aggiunta di un nuovo adesivo e di  poster, oltre a quelli già contenuti nell' edizione originale.
 

 

Wish You Were Here

Dopo l' enorme e inaspettato successo ottenuto con l' lp "The Dark Side Of The Moon", il 15 settembre '75 venne pubblicato l' album "Wish You Were Here" che occupò le prime posizioni nelle classifiche inglesi e americane. Le session di registrazione si protrassero per nove mesi, intervallate da massacranti tour negli Stati Uniti, e da problemi personali e creativi che colpirono i singoli elementi della formazione. Costruire un album che seguisse "Dark Side" era un lavoro problematico e alla fine l' opera precedente, oltre che essere un assillo, divenne una sorta di guida da seguire. Tra le righe e le note di questo nuovo lavoro, c'è anche un tentativo di tornare alle prime cose, o meglio, ai primitivi spiriti. Personalmente giudico questo lp un buon lavoro, piacevole e lineare, però lo considero diverso dalle proposte fatte dai Pink Floyd di un tempo, neanche troppo lontano. Sul finire degli anni '70, con l' esplosione della bomba Pink Floyd, è da sottolineare il mutato atteggiamento del gruppo nei confronti dell' avanguardia sperimentale, del culto della pazzia e della distruzione del suono. Quest' opera è, idealmente, dedicata a Syd Barrett, la cui assenza da luogo ad una costruzione di brani meno contorti e cerebrali, più immediati e privi della forza furiosa delle prime proposte. L' lp è, quasi totalmente, occupato dalla suite "Shine On You Crazy Dimond", la cui atmosfera crea situazioni di completo relax. Tra le due parti che compongono la suite sono racchiuse canzoni come la sconcertante "Welcome To The Machine", la rockeggiante "Have A Cigar" (cantata da Roy Harper, amico di Gilmour) e la nostalgica e famosa "Wish You Were Here". L' immagine complessiva che crea questo lp è la presenza di Syd Barrett nel organico mentale dei Pink Floyd che, ironia della sorte, si presentò volontariamente negli studi di Abbey Road durante il mixaggio finale del disco, completamente trasformato e irriconoscibile anche a Waters e compagni.
 


 

Animals

In un' epoca in cui il mondo del rock, perlomeno in Inghilterra, era preso dai primi riflessivi sussulti di un' evoluzione musicale su larga scala, il movimento "Punk", i Pink Floyd entrarono, a detta di molti, in un periodo più introspettivo e meno creativo. In questo panorama musicale e psicologico del gruppo, il 23 gennaio '77 venne pubblicato l' lp "Animals". Il disco fu registrato a cavallo tra il marzo e dicembre '76, e conteneva due brani che erano stati scartati dall' lp "Wish You Were Here" e, poi, successivamente eseguiti nei loro concerti tre il 1975 e il 1976. L' album, occupò la seconda posizione nella classifica inglese e la terza in quella americana. Waters prese spunto dalla frase: "Tutti gli animali sono uguali, ma ce ne sono alcuni che sono più eguali degli altri", tratta dal libro "La Fattoria Degli Animali" di G. Orwell, per creare la cornice tematica per questo nuovo lavoro. In "Animals" la musica crea l' impressione di essere quasi stanca di parlare al cervello, di voler costruire immagini, e l' album è il primo nella storia del gruppo che ha uno sviluppo in senso orizzontale. L' lp contiene anche un passivo dialogo le cui radici rinnegano, o emarginano, la costruzione logica. I problemi non sono solo di natura creativa: è la necessità di potersi esprimere attraverso il mezzo vocale, quella che più preme e preoccupa la band. In "Wish You Were Here" si era ricorso ad un amico per una parte vocale (Roy Harper in "Have A Cigar") ma, in "Animals", tutto il peso grava sulle corde vocali di Waters il quale, gradino dopo gradino, si è ormai insediato sulla poltrona di regia del gruppo orchestrando brani come: "Dogs", "Pigs", Sheep" e "Pigs On The Wing", che è messa a siglare l' apertura e la chiusura del racconto Orwelliano scritto da Waters. Così, anche se l' album e i suoi maiali vaganti, complice anche un' accurata campagna pubblicitaria e una tournée particolarmente suggestiva, trionfano tra i nuovi fans del gruppo, la rifondazione di uno stile si pone, ormai, come necessità, ma stiamo tranquilli, per i Pink Floyd nulla è impossibile.
 


 

The Wall

Dopo l' imponente "In The Flesh Tour" del 1977, ricco di eventi, il gruppo si frammentò. Waters, ormai a capo della band, si ritirò nella propria abitazione a Islington e iniziò a lavorare a due cicli di canzoni, mentre Gilmour e Wright si dedicarono ai propri progetti solisti. Nel luglio '78, Waters convocò gli altri componenti per esaminare i suoi due progetti musicali, dopo innumerevoli discussioni e litigi (Wright fu allontanato dal gruppo e pagato come un comune session-man), tra l' aprile e novembre 1979 si riunirono per registrare il nuovo lp intitolato "The Wall". L' album fu pubblicato il 30 novembre 1979 e occupò la terza posizione nella classifica in UK e la prima negli USA. Il disco è frutto di uno studio molto profondo: lo si rileva dai particolari perfetti, dalle sfumature sonore e dalla precisione creativa e lo schema di questo di questo album, è quello di un "concept" che ruota intorno ad una parola simbolica il muro dell' incomunicabilità. "The Wall" è un capitolo interamente nuovo nella produzione del gruppo il primo di una rifondazione che non finisce di stupire. E' il primo lp, dopo 10 anni di storia, che i Pink Floyd eseguono senza maschere e senza approssimazione, seguendo linee melodiche dolci e pervase da un' energia straripante e tutta nuova. Waters ha dato fondo ai suoi vecchi amori (Beach Boys e Beatles), per tessere un grande arazzo di voci e canti che seguono linee precise, canzoni in senso stretto che si muovono agili perforando i limiti altrove soffocanti. Correndo su un lungo e rischioso spazio di quattro facciate, i Pink Floyd costruiscono un' opera essenziale fino all' ultima nota. In tutto questo c'è un mutamento che potrebbe far discutere: i vecchi compagni di Syd Barrett rinunciano alle immagini violentatrici, ai suoni impregnati di futuro e di incognite; ma la drammaticità dell' immagine permane attraverso mezzi più consueti, più conosciuti, forse perché "Pink Floyd" è uno stile universale. Probabilmente l'estrema validità del disco è in questa rinuncia; in questo approdo ai sistemi convenzionali, nella continua capacità di trasmettere le stesse inquietudini di sempre, di rinnovare le sorprese. "The Wall" è un' opera completa, totale, nella concezione più tipica dei suoi autori: l' ultimo grande capolavoro di quattro menti chiamate Pink Floyd. Da ricordare che nel marzo 2000 la EMI ha pubblicato un doppio CD contenete la registrazione Live dell' intero concerto. Da segnalare, oltre che la bellezza della veste grafica e l' ottima qualità della registrazione, che il supporto contiene ben due brani inediti: "What Shall We Do Now" e "The Last Few Brick".
 


 

The Final Cut

Terminati i mega concerti e a pubblicazione avvenuta del film "The Wall" diretto da Alan Parker, il clima in casa Pink Floyd divenne sempre più rovente, Waters diventò il dominatore assoluto nei confronti dei superstiti della formazione, Gilmour e Mason, perché Wright era già del tutto fuori dalla band, e non fu neanche chiamato in causa per il nuovo progetto discografico. Le session di registrazione per il nuovo disco iniziarono subito dopo l' uscita nelle sale cinematografiche del film "The Wall", e da luglio a dicembre '82 la band fu impegnata in studio di registrazione. In un tempo così breve, considerato gli standard abituali del gruppo, e facilitati dal materiale avanzato dal disco precedente, il 21 marzo '83 venne pubblicato "The Final Cut - A Requiem For The Post-War Dream", che occupò la prima posizione nella classifica inglese e la sesta in quella americana. L' album, a buon diritto può essere considerato un lavoro solista di Waters e rappresenta la sua opera più personale e meno accessibile. Tra i solchi è racchiusa la manifestazione definitiva dell' ossessione di Waters per la morte del padre (avvenuta nella battaglia di Anzio) a cui il disco è dedicato.
Waters si lancia in una problematica tirata contro l' inutilità della guerra. Come punto catalizzatore e creativo per questo lp, Waters si ispirò alla guerra delle Falkland, che terminò trenta giorni prima della pubblicazione del disco. Personalmente giudico questo lavoro un proseguimento del disco precedente, ma con tematiche differenti. I dodici brani che compongono l' album si collocano sul medesimo piano con una leggera preferenza, per una maggiore incisività, per quelli del lato "B": "The Fletcher Memorial Home, Southampton Dock, The Final Cut, Two Sun In The Sunset". L' unica vera novità dell' lp è il sistema di registrazione olofonico, concepito per produrre un' immagine tridimensionale del suono. Il titolo, "The Final Cut" (il taglio finale), sembra predire lo scioglimento del gruppo da parte di Waters, che avverrà, in maniera tragica, dopo pochi anni. Ironicamente concluderei con questa frase: "Un requiem per il gruppo, o quello che rimane, dei Pink Floyd".
 


 

A Momentary Lapse Of Reason

Con un comunicato stampa diramato nel dicembre 1985, Waters sentenziò ufficialmente lo scioglimento dei Pink Floyd. Tra il bassista, Gilmour e Mason (Wright entrò nel progetto della rifondazione del gruppo solo nel febbraio '87 come session-man), si intraprese una lunga battaglia legale sulla paternità del nome del gruppo. Furono i tribunali inglesi a dar ragione a Gilmour per un futuro uso del marchio "Pink Floyd" che il chitarrista voleva riutilizzare. Tra il giugno '86 e la primavera '87, fu registrato il nuovo disco intitolato "A Momentary Lapse Of Reason" che venne pubblicato il 7 settembre '87, anche se la EMI aveva avanzato delle riserve e si era rifiutata di sborsare i soldi per la sua realizzazione. L' album occupò la terza posizione della classifica inglese e la sesta negli Stati Uniti. L' lp inizialmente non aveva un tema conduttore unitario, era pervaso da un' identica atmosfera, ma alla fine il tema scelto fu quello del fiume. La motivazione di questa scelta è dovuta al fatto che il disco venne registrato interamente sulla "houseboat" di Gilmuor, trasformata in studio. Esteticamente "A Momentary Lapse Of Reason" è un disco di buon livello, nel senso che le composizioni si fanno ascoltare, ma non aggiunge nulla a quanto è stato già espresso dal gruppo negli ultimi 20 anni. E' comunque innegabile che, senza Waters, Gilmour e soci sono riusciti ad incidere un disco che suona realmente floydiano e in cui si respirano le stesse atmosfere che avevano caratterizzato tante canzoni recanti la firma di Waters. Nonostante il tentativo del gruppo di riesumare un certo tipo di sound decisamente datato, che si può considerare senz' altro riuscito, appare evidente l' incapacità di Gilmour di comporre i testi, difetto confermato dallo stesso in parecchie interviste. I più significativi momenti dell' album sono: i cori femminili ad alto potenziale epidermico, le possenti batterie e le lancinanti chitarre in pieno stile Gilmouriano. Questo ritorno alla sigla "Pink Floyd" non comporta nessuna sorpresa, però conduce ad una riflessione: Gilmour e Mason non ripropongono forse i Floyd nati nelle intenzioni musicali di Waters ?
 


 

Delicate Sound Of Thunder

Quasi in contemporanea con la pubblicazione di "A Momentary Lapse Of Reason" i rifondati e rinnovati Pink Floyd si imbarcarono in un mega tour che durò dodici mesi, con una serie di 155 concerti la formazione toccò quindici paesi su quattro continenti. La sera del 23 agosto 1988, ultima data del tour, venne registrato dal "vivo" al Nassau Coliseum di New York l' intero concerto che fu pubblicato il 22 novembre 1988 con il titolo di "Delicate Sound Of Thunder", che si piazzò tra i primi posti nelle classifiche inglesi e americane. L' lp è il primo documento "live" che la band ha realizzato dai lontani tempi di "Ummagumma". Il doppio album è molto bello, però se in concerto non si nota molto, sul disco si sente troppo che sul palco c'è di più di una vera band, ma una piccola orchestra con un solo solista, Gilmour ovviamente. Quando si ascolta l' assolo di chitarra in "Comfortably Numb", il più sanguigno e nello stesso tempo spirituale assolo della storia del rock, o quando, in "Time" si ascolta la voce di Wright, penso la migliore del gruppo, le emozioni prendono il sopravvento e i rilievi personali spariscono. Classici come "Shine On You Crazy Diamond", "Run Like Hell" e "Wish You Were Here" sono sempre sovrumani, e i brani tratti da "A Momentary Lapse Of Reason" funzionano benissimo. Il grande successo, che ha fatto si che i Pink Floyd abbiano conquistato una nicchia del museo del rock, è dovuto allo spettacolare apparato scenico che ha colorato il loro suono, che è ben visibile nella videocassetta pubblicata quasi in contemporanea con il disco. Una curiosità che ha destato un certo scalpore, non solo nell' ambiente musicale: la missione franco-sovietica della Soyuz 7 ha avuto come sottofondo musicale "Delicate Sound Of Thunder". La richiesta di portarsi sulla navicella spaziale una copia del disco è stata esplicitamente fatta dall' astronauta sovietico Serebrov. Nel "suono delicato del tuono", i miti rappresentano se stessi.


 

The Division Bell

Dopo i mega tours e la pubblicazione del doppio lp "Delicate Sound Of Thunder", i Pink Floyd fecero perdere completamente le loro tracce, a parte una breve apparizione nel giugno 1990 per il festival di Knebworth, sino all' inizio del 1993, quando Gilmour e soci, circondati dal più fitto riserbo e da una valida squadra di musicisti, si trovarono, con Wright ritornato come titolare nella formazione, per assemblare un nuovo lavoro. Le registrazioni del disco furono eseguite nello studio di proprietà di Gilmour e durarono da febbraio a dicembre '93. Il 30 marzo '94, in contemporanea con l' inizio del nuovo tour mondiale, venne pubblicato "The Division Bell", che occupò il secondo posto nella classifica inglese e il primo posto in quella americana. L' album si apre con dei rumori di fondo, che creano un' atmosfera sospesa, qualche nota di pianoforte, poi immancabilmente interviene potente e sovrana la chitarra di Gilmour, e la magia del sound Pink Floyd torna a rivivere in tutta la sua essenza. Brani del calibro di "What Do You Want From Me", "Marooned", "A Great Day For Freedom" e "Keep Talking" confermano come la vena compositiva di Gilmour sia rimasta intatta e al tempo stesso denunciano il permeare di una sola fonte creativa del gruppo. Il suono è più compatto, le loro canzoni più aderenti alla forma tradizionale, rispettose della formula: strofa, ritornello, inciso e assolo di chitarra al centro del pezzo, si perché di chitarra ce n'è veramente tanta. "The Division Bell" è sicuramente ben fatto e impeccabile, tanto nei cori quanto negli arrangiamenti, un po' monocorde forse nella voce. Nonostante tutto una strana sensazione ci assale e cioè che i Pink Floyd abbiano perso la voglia di creare, purtroppo questa sensazione qualche volta rimane. L' lp, che fa uso combinato della tecnologia analogica e digitale, possiede un umanesimo universale e un lirismo solitamente assenti nei lavori di Waters, spesso aspri ed egocentrici, talvolta persino inaccessibili. Il titolo dell' album è ispirato alla campana della divisione che richiama i parlamentari inglesi in aula per una votazione parlamentare. La tematica del disco è impermeata sull' attuale problema dell' incomunicabilità che assale l' uomo alle soglie del duemila.

 

Pulse

Come successe per "A Momentary Lapse Tour", anche questo nuovo tour mondiale (110 concerti in 77 città, per un totale di 5.300.000 spettatori) lasciò una traccia nella discografia del gruppo: un doppio album e una videocassetta. Il 6 giugno 1995 venne pubblicato "Pulse", il nuovo "live" registrato a cavallo tra il 17 agosto e il 23 ottobre '94 in diversi shows, e mi pare superfluo dire che occupò le prime posizioni nelle classifiche di mezzo mondo. L' album, registrato con il sistema "Q Sound" (una speciale tecnica usata per dare al suono la tridimensionalità), è accompagnato da uno splendido "booklet" ricco di fotografie tratte dal tour e da una confezione in cartone con un led che lampeggia al ritmo del battito cardiaco. Tra i solchi possiamo ascoltare: per la prima volta l' esecuzione integrale di "The Dark Side Of The Moon"; l' immortale "Wish You Were Here"; "Astronomy Domine" (da far venire i brividi !) e altri brani tratti dal disco precedente ed alcuni dei loro vecchi cavalli di battaglia. A parte tutto questo, il disco è un' operazione commerciale molto furba e ben riuscita, perfettamente in sintonia con la moda attuale: quella di riportare alla luce il passato, eseguire i vecchi successi, compilare tributi a questo e a quello, l' importante è non inventare nulla di nuovo. D' altronde lo stesso Gilmour l' ha confermato, i Pink Floyd non hanno più nulla da dire. Considero questo doppio album un simpatico gadget offerto al pubblico più giovane e a tutti coloro che rimangono ancora incantati dal suono e dalla magia dello stile floydiano. Il marchio "Pink Floyd" è una firma che attesta la buona qualità del prodotto, le vendite lo confermano, e fanno si che "pulsi" ancora il cuore di Mr. Pink Floyd.
 



The Endless River

Dopo circa venti anni di inattività dei Pink Floyd, all'improvviso arriva l’inaspettata notizia di un nuovo loro lavoro. Il 5 luglio del 2014 Polly Samson tramite un tweet comunica in anteprima il titolo e l'imprevista nuova pubblicazione della band inglese. Appena si è sparsa la “voce”, il fermento nel mondo floydiano è stato davvero notevole.Il 7 novembre 2014 viene pubblicato “The Endless River”, l'ultima fatica firmata Pink Floyd, che contiene le tracce registrate tra il mese di gennaio e dicembre del 1993. Parecchi dei brani contenuti nel nuovo disco provvengono dale varie session di registrazione effettuate per l'album “The Division Bell” e poi accantonate sino ad oggi. Tutto il disco è completamente strumentale, questa novità ha incuriosito sia la stampa specializzata, sia tutti i fan i quali non erano abituati a questo nuovo stile proposto da Gilmour e company, e non è la prima volta che i Floyd ci sorprendono con piacevoli stranezze. L'unica traccia cantata è il brano “Lourder Than Words” il cui testo è stato scritto da Polly Samson. In effetti questa novità è stata ampiamente premiata, il disco ha venduto moltissime copie in tutto il mondo. Il supporto è un doveroso omaggio e un tributo al grande Rick Wright scomparso nel 2008. Le sonorità contenute tra le diciotto tracce riportate nel supporto provengono da quasi cinquanta anni di onorata carriera della band. Difatti si possono ascoltare parecchi passaggi musicali provenienti da “Wish You Were Here”, “Atom Heart Mother” per arrivare a sfiorare persino il secondo disco della band, “A Saucerful Of Secrets”. Questo è un degno lavoro per terminare la carriera di un gruppo che ha saputo sempre tenere la scena musicale mondiale facendo sognare, e tantissimo discutere tutti tutti i fan del pianeta. Con “The Endless River” termina l'era dei Pink Floyd e questo album è da considerare il loro testamento musicale che forse apre delle nuove strade ad una nuova psychedelia in questo millennio.


 

Compilation

Nel 1971 venne pubblicato l' lp "Relics" che principalmente riporta le facciate "A" o "B" dei primi "45 giri", alcuni dei quali non sono mai stati inclusi in album del gruppo e addirittura incisi ancora prima della pubblicazione del primo disco. "Relics" è un' interessante lp con canzoni molto particolari ed inedite come: "Arnold Layne" (prima incisione ufficiale dei Pink Floyd e censurato dalla BBC inglese perché il testo parlava di un travestito), "See Emily Play" e "Julia Dream", scaturite dalla genialità allucinata di Syd Barrett. Oltre ai brani sopracitati è doveroso segnalare l' inquietante "Careful With That Axe, Eugene", che fu un vero pezzo forte nei concerti "live" del gruppo e la strana e jazzata "Biding My Time" scritta da Waters ed eseguita da Gilmour in maniera molto encomiabile.

L' lp "Master Of Rock" fu pubblicato nel 1973 e contiene brani già editi sia su lp sia su "45 giri". Due di queste canzoni contenute in questo disco, eseguite dalla formazione originale, sono interessanti e degne di essere segnalate per la loro musicalità in piena era psychedelica. "Candy And A Current Bun", originariamente intitolata "Let's Roll Another One", titolo e testo che i responsabili della EMI imposero di cambiare per l' esplicito riferimento allo spinello, e la bella e multicolore "Apple And Oranges".

Nel 1981 venne pubblicato "A Collection Of Great Dance Songs", un titolo molto ironico perché i brani contenuti in questa antologia non si possono onestamente definire ballabili. Questo lp contiene canzoni già edite nei dischi ufficiali dei Pink Floyd, ad eccezione di una versione del brano "Money" appositamente remixata per questo lp.

La casa discografica americana Capitol nel 1983 pubblicò "Works", una raccolta di brani provenienti dai vari lp che contiene un brano veramente degno di essere citato, "The Embryo", una canzone che non è mai apparsa su nessun lp del gruppo e perciò sconosciuta alla grande massa di fans. Il brano, solamente riportato nella discografia pirata del gruppo, venne eseguito molte volte nei loro "live concerts". I Pink Floyd denunciarono la Capitol, non autorizzando la pubblicazione dell' antologia, perché conteneva questo brano che, secondo i gusti di Waters, che lo compose, non era degno di essere portato alla conoscenza del grande pubblico per la sua non buona musicalità.

Nel mese di novembre del 2001 venne messo in commercio un doppio CD  rimasterizzato intitolato "Echoes - The Best Of Pink Floyd". Questa pubblicazione non offrì nulla di nuovo, a parte il brano inedito "When The Tiger Broke Free", il quale era già stato pubblicato nel luglio del 1982 in una versione in sette pollici. Ricordo che lo stesso supporto fu anche messo in commercio in un box in cartone con all' interno quattro vinili.


 

E non potevamo dimenticare che molti fans sono anche collezionisti di vinili, cd e chi più ne ha ne metta. Per questo motivo commento con questo articoletto il collezionismo di vinili...

Il collezionismo

La rivista mensile "Record Collector", specializzata nel collezionismo di vario materiale musicale, ha pubblicato nel mese di marzo 1998 una speciale classifica sugli artisti più collezionati redatta dai lettori di mezzo mondo: la quinta posizione è occupata dai Pink Floyd. L' intera discografia della band è stata pubblicata in diversi paesi del mondo con notevoli differenze dall' edizione inglese, nel colore del vinile, nella grafica di copertina o nella tiratura limitata e promozionale del supporto. Questi lp hanno raggiunto quotazioni molto elevate (si arriva a pagare il doppio lp "Ummagumma", messo in commercio in Giappone in vinile rosso sangue, la bellezza di 1.000 €). In questo spazio vorrei portare a conoscenza le edizioni più rare e particolari della discografia floydiana. I più ricercati in assoluto sono i dischi pubblicati in Giappone, sino al 1971/72, in vinile rosso sangue e con inserti composti da due o più pagine con foto e scritte in lingua madre. Interessante è anche l' edizione pubblicata in Italia nel 1971 di "The Piper At The Gates Of Dawn" con la copertina completamente differente dall' originale. L' lp "Atom Heart Mother" è stato messo in commercio in Francia in un' edizione limitatissima in 50 copie in vinile blu. Del famosissimo "The Dark Side Of The Moon" ne esistono diverse edizioni, in Francia ne sono stati pubblicati diversi tipi nella colorazione blu e trasparente, in Olanda e Germania sono di colore bianco, mentre in Australia l' edizione quadrifonica è in colore rosa. In UK e negli USA è stato ristampato nel 1977 e nel 1978 in due differenti edizioni in "picture disc" con immagini completamente differenti. Di questo disco corre voce tra i collezionisti, ma nessuno l' ha mai visto, dell' esistenza di una edizione giapponese con la copertina recante, anziché il prisma ottico, l' immagine della band che suona dal "vivo"...forse è il Santo Graal floydiano ! Di "Wish You Were Here" sono ricercate le edizioni in colore blu pubblicate in Olanda e Germania e la rarissima edizione blu colombiana. In UK è stato ristampato nel 1977 in "picture disc". Molto particolare è l' edizione filippina per la copertina completamente diversa. L' lp "Animals" fu messo in commercio in Francia e Germania in colore rosa; da segnalare anche l' edizione promo francese con disco, busta e copertina completamente rosa, bisogna ricordare la "dj copy" pubblicata in America con busta bianca e inserto all'interno. L' lp "The Wall" più ricercato è quello prodotto nella nostra nazione in 500 copie di colore arancio, ricercate anche le copie promo americana e giapponese in un solo disco. Nel 1988 in occasione del concerto di Versailles è stata pubblicata una speciale edizione di "A Momentary Lapse Of Reason" in vinile bianco con poster e sovra copertina con le immagini della famosa reggia. Del doppio lp "Delicate Sound Of Thunder" il più ricercato è il promo brasiliano in "picture disc" e composto da un solo disco. "The Division Bell" venne pubblicato in Brasile in vinile color azzurro scuro, mentre negli USA in colore azzurro chiaro. Anche se non sono state da noi menzionate, non sicuramente per un' importanza minore, esistono altre varie raccolte e particolari edizioni di antologie, raccolte e dischi ufficiali pubblicati in tutto il mondo.


 
Film e balletto

In queste pagine potrete trovare i cenni storici inerenti i film a cui il gruppo ha partecipato direttamente indirettamente.
 

Tonite Let's All Make Love In London

Verso la fine del 1965 Peter Whitehead, amico di famiglia dei Barrett, si trasferì dalla città di Cambridge a Londra allo scopo di intraprendere la strada di regista cinematografico. Nella capitale, assieme ad altre persone, tutte originarie di Cambridge, si ritrovavano nei vari pubs londinesi e nella sala di ritrovo dello Hornsey College Of Art e ai vari concerti e "happenings" ai quali i Pink Floyd avevano iniziato a prendere parte. Non mancarono mai neanche alla abituale esibizione della band della domenica pomeriggio al famoso Marquee Club. Whitehead contribuì a finanziare una session di registrazione dell' emergente gruppo con la prospettiva di includere la loro musica nel film che egli stava realizzando sul cosiddetto movimento della "swingin London". Il titolo della pellicola era ispirato all' omonima poesia di Allen Ginsberg, e "Tonite Let's All Make Love In London" cercò di descrivere l' essenza della "swingin London" verso la fine degli anni sessanta. Questo divertente movimento, pieno di Mini Morris, minigonne e folli giacche con i colori della Union Jack, era caratterizzato da apparizioni del calibro di David Hochney, Mick Jagger e Lee Marvin, bizzarramente vestito in uniforme militare, riuscendo ad offrire un' affascinante ritratto di quei tempi. L' 11 gennaio del 1967 i Pink Floyd, per due giorni consecutivi, si chiusero in studio di registrazione e registrarono quattro brani, di cui due strumentali. "Interstellar Overdrive" e "Nick's Boogie" nei quali il gruppo sfogò il selvaggio istinto musicale, "Arnold Layne" e "Let's Roll Another One", due eccentriche canzoni di Barrett. "Interstellar Overdrive" venne introdotta nella colonna sonora del film e fu eseguita in tre separate parti di diversa durata. La versione più lunga (16 minuti e 46 secondi) definì la musica dei primi Floyd, e arrivò a catturare al meglio il selvaggio, frenetico e allucinante sound che caratterizzava le prime esibizioni dal "vivo" del gruppo. Anche se questa versione è intenzionalmente anticommerciale, stabilì i pazzi canoni estetici dei successivi dieci anni della carriera della band. Ascoltare questa lunga versione di "Interstellar Overdrive", a mio giudizio, crea l' impressione di un lungo viaggio nello spazio infinito, e dalle casse dello stereo fuoriescono note impregnate di LSD, sostanze di cui Barrett assunse in grosse quantità. Agli inizi del '68 venne pubblicato il disco contenente la colonna sonora con le tre versioni di "Interstellar Overdrive". Solo nel 1990 fu pubblicata la versione integrale intitolata "Tonite Let's Make Love In London...Plus" che conteneva il brano intitolato "Nick's Boogie". Un consiglio spassionato: è assolutamente da ascoltare per l' alto ph acido che traspare dalla sua selvaggia musicalità.  

Zabriskie Point

A metà novembre del 1969 i Pink Floyd si recarono a Roma per incidere la musica per la colonna sonora del film diretto da Michelangelo Antonioni e intitolato "Zabriskie Point". Il regista fu colpito dalla loro musica e dall' lp "Ummagumma" (in modo particolare dal brano "Careful With That Axe, Eugene"), e per questo motivo Antonioni decise di contattare i Pink Floyd per il suo progetto cinematografico, mentre il montaggio finale della pellicola veniva ultimato. Il film fu prodotto da Carlo Ponti e distribuito dalla MGM ha una trama tipicamente hippy, in parte scritta dal famoso commediografo Sam Shepard e ha come protagonisti Mark Frechette e Daria Dalphin nel ruolo di due disillusi adolescenti. Lui è uno studente che rimane coinvolto in una sommossa universitaria in America e sospettato di aver ucciso un poliziotto; lei è la giovane segretaria di un magnate del mercato immobiliare che cerca di costruire una casa di riposo su un sacro terreno desertico. Mark scompare, ruba un piccolo aeroplano e fugge nel deserto. Dipingono l' aereo con colori psychedelici, poi lui torna nel luogo dove ha rubato il mezzo e viene prontamente abbattuto a colpi di arma da fuoco. Il film si conclude con la simbolica esplosione della casa del boss di Daria. Antonioni che era anche il supervisore alla produzione, decise di utilizzare solo tre degli otto brani incisi dai Pink Floyd, mentre il rimanente della colonna sonora fu occupato da canzoni di noti artisti americani. I brani scelti dal regista sono "Heart Beat, Pig Meat" che fa da sottofondo ai titoli di testa ed è un brano che oggi giorno verrebbe definito come "ambient music"; "Crumbling Land" usato per commentare il tragitto dei due protagonisti per la Valle della Morte fino a Zabriskie Point è una canzone richiesta appositamente dal regista in questo gioioso stile country; "Come In Number 51, Your Time Is Up", che accompagna le immagini dell' esplosione della casa, non è nient' altro che la versione rielaborata di "Careful With That Axe, Eugene". Durante le due settimane trascorse in studio di registrazione i Pink Floyd furono messi a disagio dalla costante presenza di Antonioni che cercava di dirigere la band come un' orchestra, suscitando un grande fastidio nei quattro musicisti. Il disco di "Zabriskie Point" venne pubblicato nel marzo del 1970, ma vorrei segnalare l' interessante pubblicazione in doppio cd nel 1997, nel quale, oltre a contenere la versione originale remasterizzata, vengono riportati alla luce quattro bellissimi e inediti brani che furono scartati da Antonioni nel 1969.
 

Pink Floyd At Pompeii


Nel corso del 1972 i Pink Floyd accantonarono momentaneamente la registrazione dell' lp "The Dark Side Of The Moon" per dedicarsi ad un nuovo progetto musicale.

Dopo aver composto le musiche per diverse colonne sonore su commissione, il gruppo iniziò la lavorazione ad un proprio film. La pellicola, intitolata "Pink Floyd At Pompeii", fu messa in scena nello storico anfiteatro romano e diretta dal regista Adrian Maben. La band si esibì dal "vivo" davanti ad un particolarissimo pubblico composto esclusivamente da fantasmi, da volti vecchi di duemila anni, dagli affreschi e dalle statue dell' antica città di Pompei. Oltre alle varie immagini all' interno dell' anfiteatro e ad alcune riprese effettuate alla solfatara di Pozzuoli, il regista pensò di arricchire le sequenze cinematografiche interponendo, in un secondo tempo e tra un brano e l' altro alcune riprese effettuate negli studi di Abbey Road che riprendevano il gruppo nelle esecuzioni embrionali di "On The Run", "Us And Them", "Eclipse" e "Brain Damage", brani poi inclusi nell' lp "The Dark Side Of The Moon". I Pink Floyd in questo film eseguirono alcuni classici cavalli di battaglia del loro repertorio "live": "Echoes", che in questa occasione fu eseguita in due separate parti poste ad aprire e a chiudere il film, "Careful With That Axe, Eugene", "A Saucerful Of Secrets", "One Of These Days I'm Going To Cut Into Little Pieces", "Set The Controls For The Heart The Sun", tutti brani suonati con magistrale bravura e nei quali traspare tutta la passione che fu messa dai quattro musicisti inglesi nella loro esecuzione. Una particolare attenzione va posta ai brani "Mademoiselle Nobs", versione appositamente rifatta della canzone "Seamus", dove il cane levriero di Wright è il protagonista assoluto e "Pompeii Theme" che in perfetto stile musicale "ambient" commenta i titoli sulle immagini del montaggio del palco all' interno dell' anfiteatro. Una curiosità da segnalare riguarda il nuovo effetto sonoro ottenuto suonando i timpani con i mazzuoli in "Set The Controls For The Heart The Sun". Il lungometraggio (90 min. circa) originariamente fu concepito per le televisioni dell' Europa Continentale e la sua presentazione ufficiale avvenne nel settembre del 1972 in occasione del festival del cinema di Edimburgo. "Pink Floyd At Pompeii", che assumerà per il gruppo un valore simbolico quanto segnale visivo - musicale di un' epoca, ottenne un grande successo per il perfetto sincronismo tra la musica e le immagini in perfetto stile Floydiano. Il film venne successivamente prodotto in videocassetta contenente la versione ridotta (59 min.) con la registrazione delle sole scene girate a Pompei. Solo nel 1989 fu pubblicata la videocassetta contenente la versione integrale di questo film archeo-musicale dove, in una perfetta e smagliante forma, i Pink Floyd hanno interpretato loro stessi. Da segnalare la pubblicazione del dvd che contiene bellissime immagini inedite e una nuova versione del film rivisitata dal regista Adrian Maben.
 

The Wall

In un periodo molto particolare della carriera dei Pink Floyd, dovuto alle baruffe interne tra i vari componenti della band, e dopo gli spettacolari concerti "live" del "The Wall Tour", il 4 luglio 1982 all' Empire Theatre di Londra venne presentato ufficialmente il film "The Wall". La pellicola fu diretta dal famoso regista Alan Parker, le musiche e le scenografie furono curate da Waters mentre le animazioni erano state eseguite da Gerald Scarfe. Le prime bozze della sceneggiatura erano state stese da Waters e Scarfe. In un secondo tempo si unì a loro Parker, il quale inizialmente si limitò a dare dei semplici consigli, restando in seguito talmente colpito dalla trama che decise di dirigere il film. La collaborazione tra il bassista ed il regista risultò molto burrascosa, perché Parker aveva delle idee ben precise su quello che il film doveva rappresentare. Lo stesso decise che la pellicola non doveva contenere dialoghi, che nessun membro del gruppo apparisse in nessuna veste e, per evitare qualsiasi connessione tra il film e lo spettacolo "live", non furono neanche usate le famose marionette progettate da Scarfe per i concerti. Inizialmente la parte del protagonista doveva essere di Waters, perché il personaggio aveva lo stesso suo alter-ego, ma ad interpretarla fu Bob Geldof, il quale recitò la parte affidatagli con molto sentimento. Pink è un ragazzo nato durante la seconda guerra mondiale, che perde il padre nella battaglia di Anzio e, ossessionato dalla madre prima e dalla scuola poi, inizia a costruire un muro immaginario tra lui e il resto del mondo. Mattone dopo mattone il muro continua a crescere: i problemi della vita da rock star, il divorzio dalla moglie e l' uso della droga gli sconvolgono la mente, creandogli molte allucinazioni, una delle quali quella di vestire i panni di un dittatore a capo di un esercito di pulizia etnica che ha come simboli due martelli incrociati. Il film si conclude con un autoprocesso con relativa assoluzione di Pink e l' abbattimento del muro. Guardando attentamente la storia traspaiono chiaramente le ossessioni e i complessi di Waters, conditi con qualche riferimento alla stranezze di Syd Barrett. Musicalmente il film riporta tutti i brani dell' omonimo lp, però alcuni cantati da Bob Geldof, con due nuove canzoni che erano state precedentemente scartate dal disco: "What Shall We Do Now", sino ad ora solo eseguita durante i "live concerts" e il brano composto da Waters e intitolato "When The Tiger Broke Free". Il film, distribuito dalla MGM, ottenne un' enorme successo di pubblico in tutto il mondo, e anche i giudizi della critica furono quasi tutti entusiastici, anche se non mancarono le critiche per l' eccessiva violenza e crudezza in alcune scene. Prima d' ora non è mai successo che musica e follia, immaginazione, azione visiva e cartoni animati siano stati così magistralmente fusi come in questa non ortodossa e colossale opera rock.  

E' doveroso anche segnalare  la partecipazione dei Pink Floyd con il balletto.

Pink Floyd Ballet

Dopo aver eseguito al festival di musica classica di Montreaux il brano "Atom Heart Mother", il quale diede l' onore al gruppo di essere la prima rock band a partecipare a una manifestazione molto diversa dagli abituali concerti, nell' autunno del 1971 arrivò anche per i Pink Floyd il momento del flirt con la cultura classica. Il coreografo francese Roland Petit concepì un balletto basato su un libro classico della letteratura scritto da Marcel Proust e intitolato "Alla Ricerca Del Tempo Perduto". A portare in scena questo balletto avrebbe dovuto essere il ballerino sovietico Rudolf Nureyev, accompagnato da un corpo di ballo composto da più di 50 ballerini, mentre le musiche sarebbero state composte ed eseguite dai Pink Floyd con alle loro spalle un' orchestra formata da centotto elementi. La band prima di incontrarsi a Parigi con Petit, Nureyev e il regista Roman Polansky (il quale voleva trarre un film dal balletto), cercò diligentemente di familiarizzare con il voluminoso classico di Proust. La lettura del tomo letterario fu davvero ardua perché i quattro musicisti trovarono l'opera noiosa, specialmente Gilmour che crollò solo dopo diciotto pagine. Waters fu l' unico che riuscì a trascinarsi alla fine del libro. Mentre Mason, Waters e Steve O' Rourke (manager del gruppo) si apprestavano a partire alla volta di Parigi per discutere con gli altri del nuovo progetto musicale, Petit aveva deciso di accantonare l' opera di Proust e abbracciò l' idea di fare un balletto ispirato alle "Mille e una notte". La cena di lavoro parigina finì in una solenne ubriacatura da parte dei suoi partecipanti, e non venne preso nessun tipo di accordo per il futuro. Quasi due anni dopo Roland Petit ricontattò nuovamente il gruppo per trarre un balletto dalle loro musiche, questa volta senza Nureyev, Polansky e la numerosa orchestra. Tra il gennaio e il febbraio 1973 i Pink Floyd elegantemente apparvero agli spettacoli che si tennero a Marsiglia e a Parigi, suonando dal "vivo" su un sovra-palco, mentre ai loro piedi si esibivano i ballerini. Durante il balletto non mancò un tipico effetto scenico floydiano: dieci latte di benzina esplosero producendo palle di fuoco sul palcoscenico. In questa occasione il gruppo eseguì i seguenti brani: "Careful With That Axe, Eugene", "Echoes", "One Of These Days" e "Obscured By Clouds / When You're In". In un primo tempo il balletto doveva essere ripreso e mandato in onda in eurovisione, ma alla fine venne solamente trasmesso dalla TV francese nel mese di gennaio 1973. Il corpo di ballo di Marsiglia di Roland Petit eseguì il balletto ispirato alle musiche dei Pink Floyd nell' antico scenario dell' Arena di Verona nell' agosto 1991. Nelle quattro serate in cartellone venne riproposto l' originale spettacolo eseguito nel 1973.

 


 

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LIBRI

LA BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA

Nel mondo e in Italia sono stati pubblicati numerosi libri dedicati ai Pink Floyd che trattano la storia del gruppo, la discografia, Syd Barrett e la traduzione dei testi delle canzoni. Purtroppo, nel nostro paese alcune persone hanno scritto libri, "ispirandosi" a lavori stranieri, messi in commercio col proprio nome inflazionando il mercato con testi di mediocre qualità. A parte questi episodi di pirateria, alcuni libri esteri sono stati tradotti nella nostra lingua e vanno ad occupare un posto importante per l' ottimo lavoro svolto dai loro autori. E' doveroso consigliare i fans, che si vogliono documentare, su quali sono veramente validi.
Inerenti alla storia del gruppo, a mio giudizio, gli interessanti sono soltanto sei. Nel 1990 la Gammalibri pubblica "La Storia Illustrata" scritta da Miles, consigliabile oltre che per le notizie, anche per le foto contenute. Sempre in quell' anno viene stampato dall' Arcana "A-Z Pink Floyd" di L. Ferrari, un dizionario che riporta curiosità storiche relative al mondo floydiano. Quello che io considero in assoluto "la bibbia" per i fans è il testo pubblicato dall' Arcana nel 1993 intitolato "Uno Scrigno Di Segreti" di N. Schaffner. Un altro ottimo libro (peccato che non riporti le molte foto inedite come l' edizione inglese) è "La Storia Dietro Ogni Canzone" di C. Jones edito dalla Tarab e stampato nel 1997. Anche se non direttamente legato alla storia del gruppo, è il libro dedicato alle copertine degli lp intitolato"Spirito E Materia-L' Arte Visionaria Dei Pink Floyd" scritto da S. Thorgerson e pubblicato dall' Arcana nel 1998, dove l' autore (che è anche il creatore delle copertine) spiega tecniche fotografiche, segreti e aneddoti ad esse legati. Il testo "Un Sogno In Technicolor - Trent' Anni Di Storia E Canzoni" messo in commercio dalla Giunti nel settembre 1998 e scritto da G. Povey e I. Russel, riporta in modo dettagliato e cronologico le varie notizie e le date di tutti i concerti, dal 1962 al 1994, con i brani eseguiti. Dei testi dedicati a Barrett sono da segnalare: "Tatuato Sul Muro" di L. Ferrari edito dalla Gammalibri nel 1986. L' autore racconta la vicenda di Syd Barrett in modo molto umano, e l' incontro avvenuto a Cambridge nel 1985 con Barrett. L' altro libro è "S. Barrett - Pazzo Diamante" scritto da M. Watkinson e P. Anderson pubblicato dalla Gammalibri nel 1992, oltre a descrivere in modo dettagliato la vita di Syd è arricchito con foto. Dedicato alla traduzione dei testi dei brani si possono citare i due volumi curati da P. Bertrando pubblicati nel 1994 dall' Arcana ed intitolati "Pink Floyd - Syd Barrett Vol. 1" e "Pink Floyd Vol. 2". L' unica pecca del curatore è quella di continuare a ripetere l' errore della prima traduzione, fatta ad orecchio e con molta fantasia, del testo del brano "San Tropez" contenuto nell' lp "Meddle", dove nella penultima strofa della canzone traduce la frase "Making A Date For Later Phone" (fissa un appuntamento per telefono) in "fissa un appuntamento con Rita Pavone" !!. A parte questo, il libro è completo, con tutti i brani dei vari lp della band e di Barrett. Inerente alla discografia ufficiale e "bootlegs" del gruppo, nel nostro paese è stato pubblicato un solo libro. La casa editrice Blues Brothers nel 1991 ha pubblicato "Pink Floyd Discografia" di S. Magnani, un testo non molto dettagliato e da prendere con molta leggerezza.
Luciano Cassulo

Libri pubblicati in Italia
LE CANZONI DEI PINK FLOYD Christian Diemoz, Editori Riuniti
A - Z PINK FLOYD Luca Ferrari, Arcana Editrice
IL DESIDERIO DEI PINK FLOYD Stefano Bonagura, Elleu Musica
IL TAGLIO FINALE Lucina Santambrogio, Edizioni Gammalibri
INTERSTELLAR OVERDRIVE Stefano Magnani, Edizioni Giunti
L' ALTRA FACCIA DELLA LUNA Roberto Caselli, Arcana Editrice
LA STORIA DIETRO OGNI CANZONE DEI PINK FLOYD Cliff Jones, Edizioni Tarab
LA STORIA ILLUSTRATA Miles, Edizioni Gammalibri
LO SCRIGNO DI SEGRETI Nicholas Schaffner, Arcana Editrice
OLTRE IL MURO Maurizio Beker, Alpi Editori
PINK FLOYD Giancarlo Radice, Edizioni Gammalibri
PINK FLOYD Jason Rich, Edizioni Futura Music
PINK FLOYD Massimo Forleo, Edizioni Big Parade
PINK FLOYD Miles Fratelli, Gallo Editori
PINK FLOYD Nadia Arduini, Forte Editore
PINK FLOYD Luca Ferrari, Arcana Editrice
PINK FLOYD - TESTI CON TRADUZIONE RAGIONATA A FRONTE Autori Vari,Edizioni Lo Vecchio
PINK FLOYD 1965-1967 Stefano Magnani, Edizioni Gammalibri
PINK FLOYD CANZONI Autori Vari, Edizioni Blues Brothers
PINK FLOYD DISCOGRAFIA Stefano Magnani, Edizioni Blues Brothers
PINK FLOYD SONGS Autori Vari, Edizioni Gammalibri
PINK FLOYD STORY Giancarlo Radice, Edizioni Gammalibri
PINK FLOYD STORY Stefano Magnani, Edizioni Blues Brothers
PINK FLOYD VOL. 2 Paolo Bertrando Arcana Editrice
PINK FLOYD-SYD BARRETT VOL. 1 Paolo Bertrando, Arcana Editrice
PINK FLOYD-WISH YOU WERE HERE Autori Vari, Edizioni Gammalibri
ROGER WATERS Stefano Magnani, Edizioni Blues Brothers
SPIRITO E MATERIA-L' ARTE VISIONARIA DEI PINK FLOYD Storm Thorgerson, Arcana Editirce
SYD BARRETT-PAZZO DIAMANTE  M. Watkinson & P. Anderson, Edizioni Gammalibri
SYD BARRETT-PINK FLOYD Livio Boriello, Alpi Editori
TATUATO SUL MURO Luca Ferrari, Edizioni Gammalibri
THE DARK SIDE OF THE MOON Autori Vari, Edizioni Gammalibri
THE WALL Autori Vari, Collector's Guide Publishing Inc.
UN SOGNO IN TECHNICOLOR G. Povey / I. Russell, Edizioni Giunti
UNO SCRIGNO DI SEGRETI Nicholas Schaffner, Arcana Editrice
WELCOME TO THE MACHINE Jordi Bianciotto, Edizioni La Mascara
WHERE IS THE MADCAP CALLED SYD BARRETT Luca Ferrari, Edizioni Stampa Alternativa
PINK FLOYD THE WALL - ROCK E MULTIMEDIA Gianfranco Salvatore, Edizioni Stampa Alternativa
INSIDE OUT - LA PRIMA AUTOBIOGRAFIA DEI PINK FLOYD Nick Mason, Rizzoli
PINK FLOYD 1965-2005  40 ANNI DI SUONI E VISIONI  Alessandro Bratus, Editori Riuniti
CRAZY DIAMOND - IL VIAGGIO PSICHEDELICO DI SYD BARRETT  M.Watkinson & P.Anderson, Arcana Editrice
PINK FLOYD - DISCOGRAFIA ILLUSTRATA Franco Brizi, Coniglio Editore
FLOYDSPOTTING - GUIDA ALLA GEOGRAFIA DEI PINK FLOYD Alfredo Marziano / Mark Worden , Giunti
 PINK FLOYD  - THE LUNATIC - TESTI COMMENTATI  Alessandro Besselva Averame ,  Arcana
ECHOES - LA STORIA COMPLETA DEI PINK FLOYD Glenn Povey , Giunti Editore
PINK FLOYD LIVE  Philp Avon , Edizioni Blues Brothers
ROSSO FLOYD 
Michele Mari , Casa Editrice Einaudi
THE WALL LIVE – IL SUONO DELLA STORIA - ROGER WATERS BERLINO 21 LUGLIO 1990  Bruno Marzi, Casa Editrice Aereostella
PINK FLOYD - WISH YOU WERE HERE - Viaggio nell'album pinkfloydiano dedicato a Syd Barrett, Edizioni Blues Brothers

PINK FLOYD -STORIE E SEGRETI  The Lunatics , Giunti Editore
PINK FLOYD - LA MUSICA E IL MISTERO. GUIDA ILLUSTRATA ALLA DISCOGRAFIA COMPLETA - Andy Mabbett, A. Besselva,  Arcana
THE DARK SIDE OF THE MOON- GENESI ,STORIA, EREDITÀ DEL CAPOLAVORO DEI PINK FLOYD - John Harris, M. Lascialfari , Arcana
ROGER WATERS - OLTRE IL MURO - Giovanni Rossi, Tsunami Edizioni
TALKS - James Federici , Edizioni Blues Brothers
VIAGGI INTERSTELLARI - Stefano Magnani,  Arcana Editrice
THE DARK SIDE OF THE MOON - VIAGGIO NELL'IDENTITA`DEI PINK FLOYD - Marco Bracci , Aerostella Editore
IL FIUME INFINITO - TUTTE LE CANZONI DEI PINK FLOYD - Lunatics, Giunti Editore
AL DI LÀ DEL MURO - Hugh Fiedler, Il Castello Editore

THE NIGHT OF WONDERS, PINK FLOYD A VENEZIA - 15 LUGLIO 1989, LUCI, SUONI E MEMORIE - Associazione Culturale Floydseum, Edizioni  Antorami
SYD BARRETT - ALLE SOGLIE DELL'ALBA - Nino Gatti , Edizioni Clichy
PINK FLOYD - LA FOLLE LOGICA -Raimondo Simonetti,  Arcana Editrice

PINK FLOYD A POMPEI - Lunatics, Giunti Editore
SYD DIAMOND, UN GENIO CHIAMATO BARRETT - Mario Campanella, Arcana
PINK FLOYD - UMMAGUMMA, a cura di James Federici, Kaos Edizioni
PINK FLOYD, LA MUSICA, LA LEGGENDA - Special Collectors Edition /Edizione Rolling Stone
PINK FLOYD - MUSICA PER IMMAGINI - Antonio Pedicini, Arcana Editrice
OUTSIDE THE WALL - Associazione Culturale Floydseum
JUGBAND  BLUES, A GRAPHIC TRIP ON THE TRACKS OF SYD BARRETT - Matteo Rugattin, Simone Perazzone , NPE

Libri pubblicati all'estero

1966-1971 EMBRYO - A PINK FLOYD CHRONOLOGY N. Hodges - I. Priston,  Cherry Red Books
20 PHOTO BOOK Oliver Books
20 POSTER BOOK Kay Rowley, Atlanta Press
25 POP MUSIK Lekturama
A COLLECTORS GUIDE TO PINK FLOYD AUDIO RECORDINGS '65 '83 & SOLO TOURS Pink Floyd Archivies
A COLLECTOR'S GUIDE TO PINK FLOYD VIDEOS Pink Floyd Archivies
A JOURNEY TROUGH TIME AND SPACE WITH PINK FLOYD, Jon Rosemberg
A VISUAL DOCUMENTARY Miles, Omnibus Press
A VISUAL DOCUMENTARY Miles & Andy Mabbett, Omnibus Press
ANIMALS Chappell Music Ltd
BACK STAGE Bob Hassall
CRAZY DIAMOND SYD BARRETT M. Watkinson & P. Anderson, Omnibus Press
ECHOES-THE STORYES BEYND PINK FLOYD STORY Cliff Jones, Omnibus Press
GJENNOM LYDMUREN PINK FLOYD 30 AR Kurt Erik Holm, Forlaget
LE LIVRE DU PINK FLOYD Alan Dister, Rock & Folk
LEARNING TO FLY Chris Welch, Castle Communications
LOST IN THE WOODS Julian Palacios, Boxtree
MADCAP Tim Willis, Short Books
MIND OVER MATTER THE IMAGES OF PINK FLOYD Storm Thorgerson, Sanctuary Publishing -1° Edition-
MIND OVER MATTER THE IMAGES OF PINK FLOYD Storm Thorgerson, Sanctuary Publishing-2° Edition-
MIND OVER MATTER THE IMAGES OF PINK FLOYD Storm Thorgerson, Sanctuary Publishing-3° Edition-
OI PINK FLOYD Kateanos Moyeikh
PINK FLOYD William Ruhlmann, Magna Books
PINK FLOYD Jurgen Seibold, Vip
PINK FLOYD Jason Rich, Editions Carlton
PINK FLOYD Jean Marie Leduc, Ediciones Jucar
PINK FLOYD Slawomir Orski Rock Serwis
PINK FLOYD Sedar Oktem - Nedime Harmandagh, Studio I M G E
PINK FLOYD Autore e casa editrice sconosciuta
PINK FLOYD Magda Bonet, Salvat
PINK FLOYD 2  BASKI O. Kahyaoglu - S. Guler Imge
PINK FLOYD AN ILLUSTRATED HISTORY Patrick Humphries, Camaleont
PINK FLOYD ANTOLOGY  Warner Bros
PINK FLOYD ROCK COMICX Henry Clive, Rock Comix
PINK FLOYD SHINE ON
PINK FLOYD THE RECORDS Andreas Kraska, Michael Schwin
PINK FLOYD THE WALL PERFORMED LIVE H. Den Ouden- B. Hankes- P. Koks, Music Minded
PINK FLOYD TROUGH THE EYES OF... Bruno Mac Donald, Sidgwick & Jackson
PINK FLOYD:IN THE FLESH G. Povey & I. Russell, Bloomsbury
RANDOM PRECISION David Parker, Cherry Red Books
ROCK SETS Sutherland Lyall Thames And Hudson
SAUCERFUL OF SECRETS Nicholas Schaffner, Sidgwick & Jackson
SYD BARRETT-TERRAPIN Bernard White, Vinyl Experience
THE COMPLETE GUIDE TO THE MUSIC OF PINK FLOYD Andy Mabbett, Omnibus Press
THE ILLUSTRATED DISCOGRAPHY Miles, Omnibus Press
THE PINK FLOYD ENCYCLOPEDIA Vernon Fitch, Collector's Guide Publishing Inc.
THE PRESS REPORTS Vernon Fitch, Collector's Guide Publishing Inc.
INSIDE OUT - A PERSONAL HISTORY OF PINK FLOYD Nick Mason, Weidenfeld & Nicolson
COMFORTABLY NUMB - A HISTORY OF "THE WALL" V.Fitch & R. Mahony, PFA Publishing
ECHOES - THE COMPLETE HISTORY OF PINK FLOYD Glenn Povey , Music Head Publishing
A VERY IRREGULAR HEAD : THE LIFE OF SYD BARRETT , Rob Chapman , Faber and Faber
PINK FLOYD Marcus Hearn, Titan Books
PINK FLOYD - BEHIND THE WALL David Appleby , Mindhead Publishing
PINK FLOYD - THE ILLUSTRATED BIOGRAPHY - Marie Clayton, Trans Atlantic Press
TEARING DOWN THE WALL - PINK FLOYD THE WALL  Mark Yoshimoto Nemcoff, Wordsushi Books / Glenneyre Press
THE TREASURES OF PINK FLOYD GlennPovey , Carlton
THE FLAMING COW:THE MAKING OF PINK FLOYD'S ATOM HEARTH MOTHER  Ron Geesin, The History Press
PINK FLOYD GLORIOUS TORMENT  Sean Egan, Flame Tree Publishing
THE LEGEND OF PINK FLOYD  Marie Clayton, Atlantic World
THE FINAL CUT - A HISTORY OF PINK FLOYD 1982-1983  Vernon Fitch, PFA Publishing

VINYL, ALBUM, COVER ART: THE COMPLETE HIPGNOSIS CATALOGUE Aubrey Powell, Thames & Hudson
PINK FLOYD IN NEDERLAND Charles Beterams , Permafrost Publishers

Tutti gli articoli sono stati scritti da Luciano Cassulo